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(Post n.0193) Fight the real enemy: gli AUTOGRILL

29 settembre 2011
Una volta ti dicevano non fare tardi la sera chè gira gente strana.
Stai lontano dai bar, pieni di fancazzisti che puzzano d’alcol.
Evita i luna park degli zingari chè si svita sempre qualche bullone e finisci in orbita.
Le gite scolastiche manco a parlarne, i pullman precipitano nei burroni.
Per carità niente sala giochi, pullula di drogati; vai a spiegarglielo che a me non fregava niente dell’aspetto “social”, io volevo solo godermi Ghosts’n'Goblins come dio comanda, che ok la versione per Commodore64 era un miracolo, ma Chris Butler aveva commesso il madornale errore di non far arrestare la marcia di Sir Arthur quando lanciava le armi, mandando a puttane tutta l’essenza del gameplay originale. Eppoi se sparavi alla tomba non usciva fuori nessun mago, ma questa è un’altra storia.
L’altro giorno fatto un salto in un autogrill per mettere qualcosa sotto i denti.
Mi avvicino alla cassiera:
- “Ciao, pago un Muffin, un Apollo e una Sprite”.
- “Perfetto…” 
Sorride, prende tempo, mi soppesa, ci prova: “Siccome hai praticamente scelto un menù, ci aggiungo questo thermos” (prende un thermos da una pila disposta accanto alla cassa e legge il codice a barre con lo scanner -bip-), “così paghi 14 euro invece 15″.
Una volta avevo 17 anni e gironzolavo per piazza con addosso una T-shirt dei Queen. Non la trovavi in negozio. Era una maglietta bianca su cui avevo fatto stampare da un fotografo la copertina di “The Miracle”, che tra l’altro era un mezzo miracolo di tecnica, ai tempi.
Oggi con photoshop riesci a far sembrare figa la canalis (ma non a trasformarla in una ballerina grazie al cielo) e se hai un ferro da stiro – e non vedo un motivo per cui non dovresti averlo – sulle magliette puoi stamparci quel che ti pare, anche la canalis col tutù. Ma negli anni ’90 no.
Ero lì che gironzolavo quando una sconosciuta mi fermò per guardare la maglietta da vicino, e io rimasi impalato con la faccia ebete senza riuscire a spiccicare mezza parola per 20 secondi, dopo i quali fu lei a sbloccare la situazione.
Andandosene.
Ora questa tizia mi sta dicendo che se prendo il thermos spendo un euro in meno, scatenando in me la stessa faccia ebete di vent’anni fa con la sconosciuta.
Perchè ok, può capitare che qualcuno rubi un fiore per te, o di incontrare Antonio Banderas al mercato proprio in quei giorni là, ma da una situazione di pagamento alla cassa non t’aspetti grandi cose. La affronti distratto, coi muscoli rilassati e la mente proiettata oltre, ed è così che dovrebbero andare tutte le stracazzo di situazioni di pagamento alla cassa nel mondo. Perchè uno non dovrebbe subire ulteriori traumi, oltre a quello calcolato dovuto allo spillar via soldi dal proprio portafoglio.
Sta tentando di incularmi, penso. Oppure è un’idiota. Oppure le sto simpatico. Oppure è una trovata pubblicitaria basata su meccanismi che non posso comprendere.
Sta tentando di incularmi.
- “Scusa non capisco”, le faccio. “Stai dicendo che se non prendessi quel thermos spenderei un euro in più?”
- “Ssssì. Cioè, sì. Perchè praticamente col thermos hai diritto a uno sconto del 30% sul totale che ti fa pagare 14 invece di 15, ti conviene”.
Ascolto e annuisco a rallentatore carezzandomi la barbetta che non ho sul mento. L’essermi rasato al mattino conferisce a questo mio gesto una carica patetica. Intanto tutti gli altri avventori stanno vivendo una vita tranquilla: scelgono panini, guardano il plasma appeso al muro, comprano Chupa Chups giganti, mangiano seduti sugli sgabelli alti, cagano nei cessi senza pulsanti per tirare l’acqua, succhiano bevande gassate dalle loro cannucce. E io qui a duellare con questo surrogato di venditore porta a porta senza valigetta, porco mondo.
Tento il contrattacco, spinto da un briciolo di dignità:
- “Uhm, capisco” (non è vero, non ho capito un cazzo, dunque come hai detto? il 30% del totale diviso il quadrato delle aree costruite sui cateti… merda!) 
Poi taglio corto: “…senti il thermos non lo prendo, proprio non mi serve”.
- “Ah… ok” (piena di indifferenza armeggia coi tasti del registratore di cassa per annullare l’operazione)  ”…allora fanno 7 euro e 50″
Sette euro e cinquanta. La metà.
E lo dice così, senza scomporsi, senza mostrare imbarazzo o vergogna, ho visto culi con una faccia da culo meno da culo. Addirittura credo che quello sia un sorriso, sì guardala sta sorridendo la puttana.
- “Altro che sale giochi e bar!”
- “Prego?”
- “Voglio dire ok, quella volta due “adulti” (avranno avuto 16 anni) si fermarono a guardarmi mentre combattevo col diavolo del primo livello, e scambiandosi gomitate e occhiolini bisbigliarono <<che dici, quanti secondi dura questo qua?>>. E invece lo superai, anche se in mutande, e lanciai loro uno sguardo di rivalsa farcito di odio. Per chi mi avete preso, stronzi”
- “Mutande?”
- “Sì mutande! E in mutande annegai nel laghetto poco più avanti, game over, i maledetti ridacchiarono. Fu umiliante ed era vero, c’era brutta gente in sala giochi. Ma nessuno tentò mai di fottermi lì dentro. E ora che ci penso, non sono finito mai in nessuna stramaledettissima scarpata durante le gite scolastiche nè sono rimasto appeso a testa in giù sulle montagne russe degli zingari!”
- “Ma scusi ma dice a me?”
- “No no! Riflettevo un attimo ad alta voce! (sorrido e prendo lo scontrino), buona giornata” (ma vaffanculo va’!)
Ah e sappiatelo, i Chupa Chups giganti sono un’inculata: sono contenitori di plastica con dentro i Chupa normali.

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